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Ego - il giornale
Periodico di Informazione Culturale e di Ricerca Filosofica

Direzione, Redazione, Amministrazione: Via Reano, 1 bis - 10147 Torino - Tel e fax 011 3853793
Direttore Responsabile: Carla Orfano - Autorizzazione Tribunale di Torino n° 5671 del 13/02/2003

N° 1 - anno 12° - Marzo 2013

PAGINA 2

   "Il luogo della giustizia 'era' un luogo sacro"   
Francis Bacon

 

Importante è

Non parlerò né di crisi, né di soldi, né di problemi. 
Parlo di quanto sia importante essere grati di stare in salute, di quanto sia importante essere coerenti e onesti con se stessi. 
Il sapere che ogni mia azione e movimento è preceduto da un pensiero che dà forza a ciò che io voglio fare, un pensiero positivo mi farà compiere azioni positive e stare bene sia con me che con gli altri. 
Solo attraverso una pulizia interiore si possono compiere certe azioni, abbattere i nostri limiti e le nostre ignoranze, guardare bene in faccia le nostre invidie, le cattiverie e vederle per quel che sono senza giudizi, ci faranno respirare un soffio di purezza e tutte le cellule del nostro corpo ne gioveranno. 
 

Gene

 

 

Gli impatti

Non ho mai fatto attenzione a ciò che provocano in me, in me totalmente assente. 
Tutto il tempo trascorso tra alti e bassi, tristezza, felicità, senza prendere coscienza, senza farmi nessuna domanda, ma perché ora sono così mentre un momento fa ero diversa? 
L’abitudine agli impatti, darli per scontati, mai soffermarmi a guardarmi, a comprendere cosa mi stava succedendo. 
Solo da quando ho messo me stessa al centro del tutto, me ne sto accorgendo, perché sono più presente. 
Ho vissuto tutta una vita con una superficialità, un’astrazione totale. 
Cavolo, che cosa mi è successo, perché sono sommersa da pensieri negativi, cosa mi è entrato? 
A volte sono bombe atomiche, a volte petardi, ma comunque non mi lasciano indenne se non mi fermo e mi osservo.
Gli impatti mi hanno portato a vivere una vita senza comprenderla, senza essere io padrona di me, stavo male, ero triste, tutti erano contro di me (mania di persecuzione) io sola vittima, senza capire nulla ma proprio nulla. 
Anzi senza comprendere da cosa nasceva il mio dolore, un senso di solitudine, di incomprensione. 
Sì, gli occhi, le orecchie, ma anche un semplice gesto, uno sguardo storto, tutto portato dentro me senza aggiungergli un significato, perché? 
Già, ma adesso non posso dimenticare che anch’io provoco impatti agli altri e se non hai realizzato il rispetto, diventa difficile non usare parole correttamente ora che so cosa provocano le parole, che possono colpire, che fanno male, che hanno un potere enorme, che possono creare sofferenza, come gioia, possono dare una mano come schiacciare ed il resto lo fa la memoria e lì non si bluffa, lì è tutto scritto e rimane se non ti guardi di conseguenza non comprendi, come puoi pulirla e metterla all’onor del mondo, per vivere veramente una vita che si possa definire umana. 

G.G.

 

Io, protagonista

Vivere la vita da protagonista. 
Partecipando, scegliendo per me e non in balia di abitudini che mi porto dietro da tanto, troppo tempo. 
Impatto ricevuto e rinnovato ogni volta con i suoi racconti, nella sua soddisfazioni nel raccontare quanta sopportazione ha dovuto tirar fuori, quanto ha fatto, quanto le è pesato. 
Tutto questo è lei. Ed io? 
Io frastornata, confusa, obbligata, rifiutata, costretta a subire e tacere per non peggiorare la situazione. 
Subire e tacere, portandomi dentro questo macigno di ingombro, rifiuto, insofferenza. 
Senza capire. 
Non ho mai capito, ho solo sempre provato tanta, tanta ribellione che non potevo dimostrare mai. 
Senza capire e allora ecco che sono diventata buona, servizievole, invisibile, silente ma purtroppo mai abbastanza, mai abbastanza. 
Creandomi un apparato stritolante, vissuto con abitudine e diventato la mia realtà. 
Una realtà soffocante, di impatti dolorosi, stati d'animo di ribellione, ansia, tanta ansia perché non ero mai e poi mai all'altezza delle situazioni. 
Ribellione tanta al subire senza capire. 
Sentirmi sfruttata dagli altri quando in realtà non c'ero. 
Sono stata sfruttata dalla mia ignoranza, dalla non conoscenza di me, dalle sfumature degli impatti ricevuti e chiusi nel cassetto, vissuti con abitudine ed ogni volta sovrapposti ad dolore sedimentato e sconosciuto.
Il sole, il cielo azzurro, le montagne in lontananza, luce di primavera che illumina e rende tutto più vivido.
Incontrare la luce per illuminare i ricordi, gli angoli bui, guardarli, sapere che sono io ma anche che non sono più io. 
Ora sono un'altra che ha la fortuna di vedere la differenza.

G.G.

 

Lampi di memoria

E’ incredibile, mi basta vedere un bicchiere, con una data forma ed essere preda di mille pensieri negativi che accompagnano l’uso di quel bicchiere, la persona che se ne serve, il vino che viene versato in quel calice, l’ansia, le paure, come se nulla si fosse modificato nel tempo.
Al contrario, qualcosa è cambiato. Il mio essere presente ha lasciato meno spazio all’impatto, meno sofferenza perché in me si è sviluppata l’attenzione della comprensione. Senza essa, c’è solo sofferenza, sensi di colpa. C’è il fermarsi, il non andare oltre. C’è solo il giudizio implacabile. I cambiamenti sono molto lenti, perché manca l’umiltà di riconoscere i propri limiti, i difetti. Abbiamo solo un pensiero: il nostro! Quello dell’altro, degli altri non esiste, e tutto ciò abbiamo l’impudenza di definirlo amore. Anzi, questo, il nostro, è il modo giusto di amare. 
Io, io, io solo io. 
Arriviamo a mentire, a volere a tutti i costi apparire buoni, ma il rispetto non c’è, neanche un barlume, non ci passa per la testa che gli altri sono altri, non sono me, e la conseguenza di tutto ciò sono liti su liti, su che cosa, il nulla. Ma questo nulla ci fa delirare, a fare affermazioni che non stanno né in cielo né in terra. 
Io amo solo lui, io amo solo lei, non posso vivere senza loro che non fanno come voglio io. E su questo equivoco le persone vivono o credono di vivere, in mezzo a liti, incomprensioni o piccole grandi guerre e regna sovrana la sofferenza.

Ede

 

Impara ad essere felice

In un piccolo paese della Liguria si è tenuto un convegno sulla "felicità". E' una cosa straordinaria vista la pesante atmosfera che incombe sulla società 365 volte all'anno. Tutti i partecipanti dovevano dichiarare di essere felici, di trascorrere le giornate in piena beatitudine, di non avere rancori né di essere particolarmente agiati.
I convenuti dovevano poi ammettere di aver conquistato la felicità. Di aver superato momenti tutt'altro che sereni, e di poter consigliare il prossimo sugli espedienti applicati per raggiungere la soddisfazione dell'esistenza.
E' emerso che essere felici non è poi tanto difficile come sembra. Non occorre il baule luccicante oro di Paperon dei Paperoni, anzi, i più sereni hanno deliberatamente dichiarato che non sono le cose materiali a garantire il sorriso quotidiano.
Da questo singolare convegno abbiamo estrapolato alcune considerazioni , certamente curiose, capaci di trasformare una vita grigia in una esistenza positiva. 
Il primo posto di questo singolare decalogo è occupato dalle relazioni sociali. Le amicizie sono essenziali per garantire il benessere giornaliero. Le persone sono diverse, bisogna accettarle per quelle che sono. Occorre avere la fermezza di evitare scontri, discussioni, liti. Quando si è in compagnia bisogna lasciar cadere ogni tipo di risentimento. Se la discussione sembra inevitabile provate allora a fare uno sforzo per capire la situazione uscirne senza problemi.
La seconda considerazione è occupata dalla gratitudine. Se ci pensate ognuno di noi ha diversi motivi per essere grati a qualcuno od a qualcosa. Non solo in senso generale, ma anche in modo determinato: Ogni giorno si verificano diversi episodi per cui si dovrebbe veramente pronunciare un grazie sentito che sgorga dal cuore. Considerare questa riconoscenza vuol dire dedicare tempo ad analizzare il proprio vissuto facendo emergere dai ricordi anche piccole cose meritevoli per una vita sorridente e felice. 
I convenuti al dibattito hanno tutti ammesso di ridurre al minimo l'ascolto dei "giornali radio", e di non memorizzare i catastrofici pronostici che i diversi politici annunciano, speriamo in buona fede, ma certamente con tono deleterio per il nostro sistema nervoso. Questi messaggi entrano nel nostro cervello. Fanno male al piano di equilibrio dell'esistenza, e scatenano arrabbiature inutili e perniciose. 
Molti suggeriscono di fare attività di gruppo che permettano di valorizzare la socialità, rompendo l'isolamento. Occorre quindi gestire meglio il proprio tempo. Creare delle routine, spendere bene ogni occasione. Convincersi che il tempo è l’unica cosa che non si può recuperare davvero recuperare e pertanto esso va amministrato in maniera adeguata.
Un novantenne che ne dimostrava settanta è per il buon umore. "Ridi - suggerisce - ridi con vigore ogni giorno. Avete sentito qualcosa per cui ridere? Ridete! Sai una nuova barzelletta? Raccontala e fatti una risata. Comunica i tuoi sentimenti col sorriso. Non nascondere il tuo affetto, la tua amicizia e le tue passioni alle persone che ti stanno accanto!" Cercate un modo sano per scacciar via le frustrazioni prima che diventino ira. La vita è piena di attività che non causano male a nessuno e faranno sfogare i mugugni in maniera soddisfacente. Lavorate con attenzione, dedizione, duramente, in modo che ciò che fate sia soddisfacente per il vostro io. Fate in modo che il posto di lavoro sia un luogo di amabile socializzazione. Scegliete qualcosa da fare che sia gioia per i vostri desideri e nello stesso momento dia un valore al vostro tempo. 
Non accontentatevi della vostra cultura, imparate, leggete, ascoltate, informatevi, curiosando, memorizzando. Imparare vuol dire allargare i nostri orizzonti quindi aumentare la capacità intellettiva. Fate sentire il vostro corpo vivo, passeggiando , correndo, camminando, saltando, facendo sport. Se il vostro corpo si sente smorto sarete meno felici. Evitate di esporvi a cose negative. Se c'è qualcosa che non va, il vostro corpo ve lo fa sentire. E voi allontanatevi, separatevi dal fracasso, dal traffico caotico, dalle aree inquinate, dai fumi, dal vociare. 
Ricordatevi che solo voi potete farvi vivere in piena felicità 

Alfredo Ribichesu

 

 

Pensieri

I pensieri mi prendono e mi portano via. Il problema c'è, ma si ingigantisce con le congetture, le reminiscenze. Elucubrazioni che distorcono la realtà, vanno a pescare nel passato, lontano. Spuntano i sensi di colpa ma servono solo a farmi soffrire ed a rovinare il presente. Ignoranza, non conoscenza di me, leggerezza ed incoscienza mi hanno realmente accompagnata fin qui ma ora posso vedere e vivere altro e che differenza!
Tutto cambia, tutto è in movimento, il cielo azzurro, la luce del sole, l'aria di primavera, la natura si risveglia, tutto tenero, tutto con amore nonostante l'impegno negativo di noi uomini-animali mettiamo per distruggere senza riconoscere, dando tutto per scontato.
Tutto scontato nelle abitudini ignoranti, sempre nello stesso giogo di pensieri senza vita. Pensare con un'altra ottica, vedere le cose per quello che sono ed apprezzare la possibilità di cambiare, cambiare da ora rispettando me, il mio sentire, riconoscendomi finalmente e poi riconoscere gli altri.
Protagonista, non parassita. 
Mendicante in attesa di briciole e scarti di altri che hanno il loro mondo, il loro percorso che può essere parallelo al mio, ma non è il mio.

Giovanna

 

 

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