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Direzione, Redazione, Amministrazione: Via Reano, 1 bis - 10147 Torino - Tel e fax 011 3853793
Direttore Responsabile: Carla Orfano - Autorizzazione Tribunale di Torino n° 5671 del 13/02/2003

N° 4-5-6 - anno 6° - Aprile-Maggio-Giugno 2008

PAGINA 4

   "Entrare nell’età adulta vuol dire entrare nel mondo della solitudine"   
Jean Rostand

Il deserto dei Pinnacoli

Si trova in Australia a circa 70 km a Nord della capitale Perth. 
Sono le 13; a Torino le 5 del mattino.
Il momento non è propizio come al tramonto, quando le variazioni di colore dei Pinnacoli vanno dal purpureo all'arancione.
La giornata è bella e limpida. Un Sole arrabbiato scotta ma non abbronza. Un gruppo di turisti con copricapo di forma e colore diversi, si dirige verso i Pinnacoli. 
Un osservatore esterno che osservasse la scena, rimarrebbe sorpreso ed incuriosito. Il gruppo di turisti si divide in due sottogruppi.
Il primo, cammina agitando braccia e mani intorno al viso, come tanti invasati. Il secondo, ha sul cappello una retina nera che scende fino alle spalle.
Sono apicoltori? No! 
Sono "moschicoltori" che si proteggono dalle mosche. 
Le numerose mosche si divertono e sono molto, molto fastidiose come tutte le mosche della Terra.
Si intravedono i primi Pinnacoli. 
Gli altri sono sparsi in modo irregolare in una landa ondulata fino all'orizzonte. 
Il paesaggio con sabbia rossa compatta, sassi e cespugli, è desolante e triste. 
Il vento soffia ed a tratti è violento. 
I Pinnacoli sono migliaia di pilastri di calcaree che spuntano dal terreno desertico e hanno diversa forma ed altezza fino a 5 metri. 
Fanno ricordare le stele della Cina con la differenza che non possiedono una scrittura incisa. Nati nell'oceano come barriera corallina, sulla terra diventeranno un mare di sabbia rossa.
I Pinnacoli sembrano tanti soldatini di piombo che attendono l'attacco finale del nemico. 
Il nemico è il tempo implacabile ed inesorabile che con le forze della Natura tutto sgretola e tutto livella. Una strana e conturbante sensazione mi prende: un fato inesorabile incombe su di noi.
II passato, il presente e il futuro si polverizzano in un granello di sabbia.
Scrive Baricco: "Tutto è già scritto, eppure niente si può leggere". 
Ci rimane la speranza, la quale non finisce mai di stupire e ci da la forza per sopravvivere.
Ma cos'è la vita? 
È un'eterea farfalla dai colori splendidi che vola da un fiore all'altro.
Bellezza, profumo e armonia la circondano e l'affettuosa calda manina di un raggio di Sole l'accarezza soavemente.
Il tempo è un sogno sconfinato.

Luciano Bertone

 

Nicola Cocino, Interior Designer,
a New York coi suoi ragazzi

Molte volte in queste pagine abbiamo parlato dei sensi e delle loro capacità. 
Di certo non ci saremmo mai immaginati di mescolare due dei più importanti sensi dell’uomo: la vista ed il gusto.
L’occasione ci viene offerta da un’interessante e positiva iniziativa della Regione Piemonte, che, in collaborazione con Confartigianato ed Istituto d’arte applicata e design di Torino, ha presentato a New York rinomati piatti gastronomici ed oggetti da tavola appositamente ideati e costruiti allo scopo di impreziosire le gustose portate.
La kermesse si è svolta nell’esclusiva cornice del Ristorante Cipriani (23 rd Street, N.Y.) sotto la regia di due chef di grido, Pier Bussetti (Locanda Mongreno di Torino) ed Alfredo Russo (Dolcestilnovo di Ciriè), e di Nicola Cocino, Interior Designer.
Diciamo subito che gli americani, abituati al mordi e fuggi, ed al ciclostilato hamburger, sono rimasti immediatamente conquistati dalle pietanze italiane e dalla fantasia degli allievi dell’Istituto di design.
Impossibile descrivere le 12 degustazioni, le 7 salate, i 5 dolci... quindi ne citiamo alcuni presi a caso: un “Yogurt con petali di grano ed uva sultanina” offerto in una boùle trasparente infilata in un supporto argentato tipo calotta automobilistica (Antonella Marzeddu). “Ravioli soffiati croccanti” inseriti nella cavità di un “Disco volante” (Michela Antonioli).
“Involtini al peperone” presentati in astucci “Fever” che richiamano i contenitori dei rossetti (Emanuela Vaglio).
“Insalata russa” stratificata nei suoi componenti ed inserita in un “ring” che fa da coppa (Alessandro Bulletti).
“Uovo mandarino” dove il tuorlo è un insieme di agrumi versati nelle tessere di un puzzle ad incastro (Nikka De Maio). 
“Risi & Bisi” crema vellutata di piselli offerta nel “Glug” coppetta che si infila nel dito indice (Emiliamo Macagno).
“Salmone affumicato” inserito in cubi ghiacciati (Elisabetta Vurro).
“Cioccolato in guscio” presentato nell’“Ovalotto”, una conchiglia di ceramica refrigerata piena di fondente (Sara Coutandin). 

R. M.

Goccia

Viaggio nel mondo assordante di auto e urla silenziose.
Viaggio lungo l’asse della mia vita.
Quante cose, persone i miei occhi hanno visto senza vedere.
Ho toccato corpi senza toccarli veramente.
Quanti pensieri nati e morti in me.
Quanti eroici passi hanno tastato un terreno fragile su cui anche una semplice leggera foglia era più rumorosa del sasso lanciato in uno stagno.
Guarda quanti cerchi giochi d’acqua si allargano fino a confondersi con l’orizzonte.
Una goccia d’acqua mi bagna il viso.
Risveglio.

Ede

 

 

Sono

Io sono, tu sei, egli è mi soffermo a IO SONO.
Dunque, IO SONO, senza l'IO rimane solamente SONO, sono cosa, sono chi, sono perché?
Questo io maledetto preclude un'immensità di cose: io sono gentile, io sono antipatica, io sono presuntuosa, ecc....
Non posso dire, IO SONO il Sole, IO SONO la Luna, IO SONO il Vento, IO SONO il Mare perché così non è.
Ma se nella vita con l'aiuto dei miei sensi, della mia memoria del vissuto e la comprensione, io senza l'IO posso diventare: SONO un po’ di Luna, un po’ di Sole, sono un po’ dell'Universo e non solo: SONO anche un po’ di te, un po’ di loro, un po’ di essi, semplicemente SONO.

Gene

 

 

Pulizie di casa, senza l'abitudine

Ho provato soddisfazione e dolcezza nel fare le pulizie nella mia casa.
Già fare le pulizie, il più delle volte è una seccatura, ma soprattutto è una parte del tempo che ho che vorrei dedicare ad altro.
Ma oggi mi ha dato una sensazione strana ed insolita, perché quando ho finito, ho capito.
Di aver fatto qualche cosa di bello per me.
Sì sembra scontato: un fico secco! 
È proprio così.
Pulire la mia casa, per quanto possa essere faticoso a volte, ho capito che è un gesto d'amore per me.
Qui ci vivo io, anzi no, ci viviamo noi, quindi è un gesto d’amore anche per lui.
È un prendersi cura della nostra vita, del luogo che è il nostro rifugio dal mondo esterno, non è una cosa scontata.
Pulire è importante, si assaporano meglio le forme e gli oggetti che ho intorno, c'è più luce.
Quanto è importante quel pulire fuori e come è più importante ancora pulire dentro, se pulisco dentro di me faccio chiarezza, faccio spazio, trovo facilmente le energie che mi servono al momento giusto.
Non ci avevo mai pensato!!
Anche pulire la mia casa è stato oggi un insegnamento grande.
Non lo potevo neanche immaginare, ma oggi è andata così.

Gabriella

 

 

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