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Periodico di Informazione Culturale e di Ricerca Filosofica

Direzione, Redazione, Amministrazione: Via Reano, 1 bis - 10147 Torino - Tel e fax 011 3853793
Direttore Responsabile: Carla Orfano - Autorizzazione Tribunale di Torino n° 5671 del 13/02/2003

N° 1 - anno 11° - Dicembre 2011-Gennaio 2012

PAGINA 6

   "Tu bevi vino per diventare ebbro;
   io lo bevo perché mi renda sobrio da quegli altri vini"
  

Kahlil Gibran

I condizionamenti
sono il limite alla nostra evoluzione

Condizionamenti, quanti ce ne sono?
Quanti ne ho assorbito?
Nel tempo affiorano e si svelano, ma non è un evento casuale. 
Ogni situazione prende forma nel momento giusto, ed a volte nei modi più strani.
Condizionamento di voler sempre che le cose siano fatte come dico io, come voglio io, perché così è giusto nella mia testa. 
Ma l'altro non lo ascolto, non esiste, non può certo fare meglio di me.
Condizionamento radicato, ha una radice lontana. 
Volere sempre che le cose siano come dico io, nasconde una profonda insicurezza, una mancanza di stima per se stessi.
C'è timore anzi paura che se una sola virgola venga spostata possa andare tutto all'aria. 
Non solo non c'è fiducia in se stessi, ma neanche nel prossimo che magari suggerisce qualcosa di diverso, crea paura, mi sento in panico, sono dubbiosa, incerta. 
Tutto questo è sintomo di debolezza, di una ignoranza profonda delle mie capacità.
Invece ogni persona mi può insegnare qualcosa, senza presunzione si impara di più. 
Si è disposti ad ascoltare gli altri. 
Ci si arricchisce di cose che prima nemmeno si consideravano.
C'è più serenità con gli altri. 
Deve essere come dico io, è debolezza, è inquietudine dentro.
Nel sapere ascoltare c'è forza, nello scambio di idee c'è crescita e confronto, la presunzione ti da solo solitudine.

G. P. 

 

 

Dove sto

Se sto nella coscienza dove ho il mio mondo, dove gli altri hanno il loro mondo, io non soffro.
Quando vedo e comprendo che ognuno sta nel suo mondo, è il suo mondo, che l’altro è un altro che vive il suo mondo, come io vivo il mio, quando tutto questo mi è chiaro, non mi scatta il bisogno, mi passa la sofferenza dell’aspettativa, sparisce e non mi sento a disagio quando sono in mezzo agli altri.
E’ una cosa che oggi mi è più chiara, il problema è mantenere sempre questa chiarezza dentro di me, altrimenti corro il rischio di ricadere nell’aspettativa che gli altri capiscano il mio mondo, anche quando non parlo, e così facendo io non rispetto me e non rispetto gli altri.
Certo che mi farebbe piacere che gli altri mi capissero come io ho bisogno, che mi dessero quello che io desidero, pensando che gli altri la pensino come me, ma visto che questo meccanismo lo conosco sempre meglio e so quanta sofferenza mi ha procurato e quanta me ne procura, io ora so che non voglio più cadere in quel tranello, ora che lo conosco meglio, io ora so che voglio vivere meglio.
Voglio migliorarmi, non fermarmi lì, perché ho visto, ho fatto esperienze che andando avanti nel guardarmi io sto meglio con me, perché mi sento libera, non più prigioniera del bisogno, dell’aspettativa, perché quando sei nell’aspettativa si diventa cattivi con sé stessi e con gli altri.
Oggi la vita mi ha dato l’occasione di vedere meglio questo meccanismo mentre ero in mezzo a tante persone, io ero lì con il mio grande dolore che mi porto dentro, ma nessuno pensava a me, ognuno era nel proprio mondo, nel proprio ruolo ed io soffrivo aspettando che qualcuno pensasse a me, a quello che io vivevo dentro.
Nessuno lo faceva, neanche quelli che erano più vicini a me, ognuno di loro era nel proprio ruolo, nel proprio mondo, come io ero nel mio. 
Solo quando tutto questo mi è venuto chiaro, mi sono calmata, mi sono tranquillizzata, non mi dava più dolore che gli altri non pensassero al mio dolore e non mi sono sentita sola, ma con me e ho sentito tanta pace.

Peppino

 

Il miracolo del sole

La memoria riporta situazioni lontane della mia vita. 
Impatti e sensazioni che per tanto tempo ho tenuto vivi dentro di me aggrappandomi ad attimi di passato. 
Abitudine, abitudine di pensiero che mi porta lontano e mi fa perdere la gioia del sole di oggi. 
Il sole ha fatto capolino dietro la collina, una bella, grossa palla arancione che crescendo verso l'alto ha acquistato fulgore ed ha illuminato ogni cosa. 
Partecipare a questo miracolo della vita. 
Miracolo che si ripete ogni giorno ma che non sempre riesco ad apprezzare perché persa nei meandri dei miei pensieri, pensieri guidati dall'abitudine, dalla non conoscenza di me e della vita. 
Così non riuscire a vivere ma solo vegetare.
Automa azionato da abitudini castranti.
Pensieri e situazioni lontani che sono diventati la mia realtà, che non mi fanno vedere il cambiamento delle situazioni che sto vivendo ora. 
Dolore e sofferenza lontani che mi incaponisco a far vivere nelle mie abitudini.
Giudizi sommari e convinzioni limitate che mi stritolano ora. 
Se rimango nell'abitudine non c'è responsabilità, non c'è dignità.

Giò

 

Abitudini

Impatti, sensazioni e tante abitudini. 
Abitudini che mi fanno rimanere nella sofferenza. 
Quella sofferenza, quel disagio, quel malessere che accompagnano la mia vita. 
Vita sconosciuta, fatta di abitudini antiche vissute e rivissute passivamente con incoscienza. 
La realtà è altro che cambia sempre. 
Ogni momento, ogni attimo sono diversi, nuovi. L'abitudine è statica, toglie luce e gioia all'attimo. 
Attimo fuggente.
La pienezza, la gioia dell'attimo, la conquista della serenità. 
Il sole che illumina, che riscalda, dà vita alla terra tutta. 
Il cielo azzurro riempie gli occhi di allegria. 
Il mio sole mi aiuta a vedere angoli bui, tenuti li con l'ignoranza della non conoscenza. 
Il mio sole mi dà la dignità, mi aiuta ad uscire dal mendicare. 
Il mio cielo si sta alleggerendo dalle nuvole nere che mi opprimono.
Rimanere ancorata a questa certezza, volendomi bene, tanto bene, tutto quel bene che non mi sono mai data. 
Correndo qua e là, dibattendomi in illusioni e false realtà, mi sono solo e sempre procurata tanta sofferenza. 
Io per me.

Gigi

 

 

Le città

Città belle, grandiose, ma tutte uguali, uguali nella miseria umana e nella povertà. 
Mi chiedo che cosa mai sono venuta a vedere e non ho risposta. 
Dei muri, dei mattoni, degli sfarzi, delle statue che ricordano guerre perse o vinte, delle immagini che sono l’esaltazione dell’uomo contro un altro, dei mendicanti tutti uguali, delle cose di plastica gettate a terra. 
E’ l’uomo che guasta tutto e lo sento dentro come non mai. 
Perché non possiamo stare tutti in pace come si deve? 
Non avremmo monumenti, sfarzi imperiali o cose simili, ma vivremmo l’armonia del creato e non ci troveremmo un mondo di pattumiera. 
Anche qui i muri sono imbrattati da gente di poco rispetto, i palazzi anneriti dall’inquinamento atmosferico, anche qui il traffico è caotico, anche qui si corre per avere o per produrre, ma per andare dove non si sa. 
Sono venuta fin qui per rendermi conto che non ha senso andare a visitare le città, perché le conosci già, perché io sono parte della città e l’uomo è sempre uguale in qualsiasi posto sia. 
E’ meglio vedere la natura, almeno è fuori da questi giochi di potere e di bisogni assurdi, la natura è se stessa e solo noi la deturpiamo. 
Tutto questo oggi mi ha messo tristezza ed ho pensato spesso ai miei tatini e mi venivano le lacrime quando vedevo i bambini nel parco. 
Come è bello il mare, il cielo stellato in campagna o un bel tramonto dove l’uomo non c’è!

Luigina Averis

 

 

Appunti di esistenza

Vivere appieno pensando a me portare avanti le cose da fare con calma prendendo il tempo che ci vuole. 
Seguire il movimento giusto.
Crescere nel dare il giusto valore al mio tempo.
Tempo a mia disposizione, scegliere come usarlo, prima ci sono io poi viene il resto, assaporare il fare con tranquillità, momenti miei.
Svolgere tante cose senza fretta con desiderio di pace. 
Sentire che io ci sono ed il resto è un vortice che ti vuole aspirare se non fai attenzione, ma io ci sono. 
Semplicità di vita, lasciare scorrere, movimento di onde che alternano le situazioni, lasciarmi prendere troppo, senso di soffocamento. 
Fare attenzione più attenzione a me stessa al mio benessere prima di tutto ci sono io.
Problemi da affrontare ogni giorno troppo pesanti ho fatto un accumulo disumano esagerato. 
Sono troppo permalosa a forza di stare sulla difensiva.
Sempre pronta a difendermi circondata da gente che coglie ogni tua imperfezione o sbaglio. Gente esagitata, esagerata, stanca logorata che logora anche me.
Vivere non è questo ci sono altri modi di vivere dipende tutto da me. 
Vivere intensamente susseguirsi di avvenimenti da affrontare da comprendere, impatti di dolore e sofferenza mescolarsi di emozioni forti. 
Rivivere i momenti di una persona cara che se ne và, farsi forza per essere di aiuto a chi ne ha bisogno.
Volere dare tanto ma timore nell'esprimere, il contatto fisico, gli abbracci i baci, le carezze sono più semplici da offrire; le parole possono essere interpretate secondo il mondo della persona. 
Momenti delicati. 
Pulsione in me che viene da dentro spontanea e forte di voler aiutare e dare affetto a chi soffre.

M. T.

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A volte sento un bisogno prepotente di scrivere, il bisogno di mettere a posto dei pesi.
Bisogno di dare il giusto valore per ritornare ad un equilibrio che per me è importante. 
Perché, per quanto fuori di me ci siano situazioni dolorose, ho l'esigenza di stare in armonia, un armonia che cerco in questo dialogo in me stesso.
So che lo scrivere mi apre delle feritoie dalle quali sgorgano delle parole dalla parte più profonda e vera.
Spesso emerge uno stato d'animo nuovo, uno stato d' animo di benessere nonostante tutto, difficile da tradurre con le parole. 
Vediamo tutto filtrato dai nostri condizionamenti, la realtà precisa non sappiamo qual'è, non sappiamo se esiste. 
Solo dal profondo del cuore possiamo avere un segno che siamo fuori strada, ma non siamo sempre coscienti di questi segnali. 
E così per risolvere problemi e situazioni lottiamo contro un nemico che non c'è. 
Non conosciamo l'essenza, quello che sostiene il tutto, senza di questa esperienza non possiamo che barcollare nel buio.

Enzo

 

 

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