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Direzione, Redazione, Amministrazione: Via Reano, 1 bis - 10147 Torino - Tel e fax 011 3853793
Direttore Responsabile: Carla Orfano - Autorizzazione Tribunale di Torino n° 5671 del 13/02/2003

N° 2-3 - anno 6° - Febbraio-Marzo 2008

PAGINA 3

   "Gli uomini non vogliono essere salvati dai propri vizi,   
ma dalle loro conseguenze"   
Ralph Waldo Emerson

Le mie paure

Quando mi sento triste, sola, le mie paure trovano ampio spazio.
Il pensiero ricorrente è sempre di chiusura, di blocco, tutto sembra insormontabile, soprattutto il guidare, l’uscire, l’allontanarsi da casa.
Il tutto si nutre in vecchi ricordi, che si uniscono alla sofferenza e mi fanno stare sempre più male.
Mi rendo conto che è assurdo, che è solo un pensiero, come posso non sentirmi in grado di fare cose che ho fatto e faccio quotidianamente da almeno 4 anni?
Cosa è realmente cambiato? 
È solo un momento…
Sono i miei condizionamenti che cercano di tenermi lì, ferma, chiusa nel guscio, nella prigione e vogliono impedirmi di uscire di andare verso il sole della mia realizzazione, verso la vita.
Fare, lavorare, mi fa sentir bene, aumenta la sicurezza e la fiducia in me stessa.
Ma se mi fermo a dar retta alla paura questa realizzazione diventa impossibile, ogni singola cosa mi costa uno sforzo immenso e rischio di rimanere lì in un meccanismo che non è reale ma è solo nella mia testa nei miei pensieri, talmente radicato da nascondersi.
Sembra assurdo che possano esistere delle abitudini negative che portano sofferenza e mi inchiodano lì, facendomi diventare pigra, triste ed apatica.
Mi dico che ce la farò, ma non certamente stando qui ferma a piangermi addosso, ma muovendomi, seguendo quella forza che ancora sento dentro di me.

P. D.

 

Oscurarsi da soli

I bisogni ti danno solo cecità, ti fanno sentire solo un’allocca, una stupida. 
Stare nel bisogno e non prenderne coscienza. 
Ripetere, ripetere ogni sfumatura del bisogno è un’offesa a me, al mio sentire, alla mia anima, alla mia vita, alla mia intelligenza, a chi mi ha creato.
Ora posso dire così, perché ho visto un’altra parte del mio bisogno, un altro lato che prima era ancora oscuro, oscurato da me stessa e non da altri. 
Quanto tempo della mia esistenza è sciupato nel buio del bisogno, nell’offuscamento della mia aspettativa.
È questo l’essere poveri, perché ti senti sempre meno e sempre più mendicante, senza accorgertene. Andare avanti per scoprire altro di me, sotto la nebbia dei bisogni, delle mie ripetizioni, delle mie altalene.

Gianna

 

Vecchi quaderni

Ho riordinato dei vecchi quaderni.
Quanta vita, quanti dei miei pensieri, quanto percorso.
Il cammino.
Quanto a volte mi sembra in salita... a volte è più lieve il cammino.
Quanto ancora da scrivere, da percorrere, l'importante, è non fermarsi.
Me lo dico e me lo ripeto, perché ho bisogno di ricordarmi, di quanto sono cambiata, di quanto è cambiato intorno a me, perché sono cambiata io.
Ma come ci si sente a volte ingabbiati in problemi che fino all'altro giorno non immaginavi.
La vita mi propone sempre situazioni dalle quali a volte mi sembra faticoso uscirne, magari è lì davanti al mio naso, ed io non la vedo.
Riesco a vedere bene invece l'esperienza già vissuta.
Guardando indietro a volte capita di dire: "
Ma sì! Era abbastanza facile da risolvere!" ma solo dopo che l'hai superata lo puoi dire, finché ci sei dentro, non trovi l'uscita o la soluzione, e più ci pensi e più ti ingarbugli, poi ti viene l'ansia e la paura e la cosa tanto così non la risolvi, e ti sembra di sentirti cretina dietro un problema.
Ma finché non lo risolvi è lì e ti infastidisce.
Quanta inutile sofferenza per comprendere, quanta ansia accumulata e tanta amarezza, tanto risentimento e tanta delusione. 
Se hai dato fiducia e questa viene tradita, non ti rimane che il disgusto.

Gabriella

 

 

Linda

Un sms.
Un dolore profondo, acuto, lancinante.
La vita piena di promesse.
La vita, la vita non c’è più.
Sconforto.
Un attimo all’ombra del dolore ho ricordato
le tue parole: “vola gabbiano, vola,
dispiega le tue ali sono con te fraternamente”.
 

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L’altalena della vita

Come il cuore a volte canta allegramente
ed io sto bene.
A volte piange per il mio silenzio
pieno di timori, paure.
Sono sempre io.
Il cuore è sempre il mio.
Quanto basta poco gioire, soffrire.
Una parola, un gesto, uno sguardo
tutto il mio mondo
o l’arido silenzio.

Ede

 

Sapersi ascoltare

Stato d’animo di tristezza. 
Solitudine.
Compagnia senza dipendere dagli altri. 
Gli altri, sono altri e pur con tutto il mio impegno non saranno mai come io sogno. 
La vita è portata avanti dal mio sogno, che è e resta sempre solo mio.
Mio il punto di vista. 
Mio è il mio fare, così mio senza tenere mai in considerazione i sogni degli altri. 
Sogno contro sogno.
Per il mio sogno ho sentimenti contrastanti mi do da fare e poi rinuncio dicendomi che tanto non è possibile.
Intanto soffro, sono triste, mi manca qualcosa.
Qualcosa che mi fa sentire meno. 
Mi spiace tanto perché in questi giorni non sento la forza, quella mia bella forza che nasce dentro e mi fa vivere.
In questo periodo però ho fatto la “buona”; queste mie visite all’ospedale le vivo con pesantezza perché la memoria mi riporta altre situazioni. 
Altro.
La mia infanzia: loro, i “miei”... mah!, zii!
Condizionamento, uno, altri e tutti insieme mi hanno fatto vivere non partecipando, ma seguendo schemi prefissati, presi, fatti miei senza coscienza.
La mia anima, il mio cuore così stretti; così costretti da funi e legacci che mi hanno fatto rimanere sempre in superficie, con tanto dolore, straziata da una cosa a me sconosciuta ma divenuta realtà.
Ignoranza, tanta presunzione di essere, di sapere… già ma tanto ignorante di me!

G. G.

 

 

Momenti difficili

Fantasmi dei vecchi, li ho visti rivivere, prendere forma, figure sopite dentro, tenute chiuse e compresse senza risolverne il problema. 
Ecco che escono dalla memoria, vengono fuori , le rivivi, le proietti.
Qui davanti a te non c’è la persona giusta, ma un’altra, un fantasma, sempre quello, sempre quella figura che ti ha creato problema un tempo e che non hai risolto dentro di te.
Ecco il lavoro da fare per me, sciogliere i nodi che legano me a certe figure e vivere con più leggerezza la vita, senza rabbia o rancori che non hanno senso, che sono frutto esclusivo di ottiche mie sbagliate e mi incatenano a futuri fantasmi da rivivere in eterno.
Stare vicino ad un anziano non è semplice e mi sono chiesta perché devo fare questo, poi ho capito che ho tante cose da imparare da questa esperienza, tante davvero.

L. A.

 

 

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