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Direttore Responsabile: Carla Orfano - Autorizzazione Tribunale di Torino n° 5671 del 13/02/2003

N° 1  anno 16° - Gennaio 2017

PAGINA 1 

   "La memoria è il diario che ciascuno di noi porta sempre con sé"    
Oscar Wilde

Memoria

 

di Carla Orfano De Rolandis

Due giovani italiani hanno strappato quattro bandiere thailandesi.
Tutti i giornali ne hanno parlato.
Ha colpito molto la frase da loro detta alla polizia che li ha arrestati, rischiando , se non chiedevano scusa, di rimanere in prigione. Ha colpito la loro frase “La bandiera italiana non è così importante”. Ian e Gamper, di 18 e 20 anni, hanno ammesso che avevano bevuto molto, ciò non toglie che il tricolore italiano, loro lo hanno nella memoria non come simbolo di unità nazionale, ma come oggetto senza alcun significato.
Fa riflettere questa loro affermazione! Lascia un senso di vuoto e di desolazione. Perché questo vuoto? 
Esempio: se pensiamo ad una poesia del Pascoli, immediatamente ricordiamo l'immagine dell'autore, o sappiamo che c'è.
Se guardiamo i dipinti di Picasso di riflesso vediamo la sua immagine: la memoria dice: “riconosco l'autore”. Voglio dire che al di là della creazione divina, che tutti riconosciamo, esiste la capacità umana di espressione, cioè il pittore, lo stilista, il poeta, il calzolaio, il falegname, il muratore, l'uomo politico, il religioso, l'insegnante e via dicendo...
Vediamo che l'essere umano si esprime lasciando una materia plasmata, frutto della capacità d'ognuno.
Vi è chi rimane anonimo, e chi lascia la realizzazione di se stesso alla collettività.
La nostra memoria abbina sempre, davanti ad una espressione umana, l'immagine dell'autore.
Qui viene più chiaro il perché quei due giovani abbiano potuto esprimere quella frase “La bandiera italiana non è così importante”.
Essa c'è, ma vicino, anziché l'autore, nella memoria c'è uno spazio vuoto: manca l'autore. Lei c'è, ma non può emanare quel fascino. Lei è sola. Sola, in cerca d'autore. E' un oggetto non così importante.
Eppure proprio in questi giorni, a Roma, i nostri terremotati, accompagnati dai loro sindaci, chiedevano attenzione per la loro situazione. Essi indossavano il tricolore. Volevano sentire ciò che rappresenta la nostra bandiera.
Chiedono unione, hanno bisogno di allontanare la loro esperienza. Il tricolore che indossano ogni giorno sembra la loro speranza, una comunicazione di comunione e di vita. L'autore ha un sonnifero di oltre duecento anni.
In famiglia lo chiamavano Giò. Oggi la famiglia italiana sente la necessità di unione, attraverso il nostro tricolore, unico simbolo di unità.

 

 

 

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