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Direttore Responsabile: Carla Orfano - Autorizzazione Tribunale di Torino n° 5671 del 13/02/2003

N° 1 - anno 12° - Marzo 2013

PAGINA 8

   "E' superfluo bendare gli occhi alla giustizia. Tanto è cieca"   
Hans Hermann Kersten

Schelling

Friedrich Wilhelm Joseph von Schelling, fu un grande filosofo tedesco (1775-1854). Studiò nel seminario protestante di Tubinga, dove ebbe come condiscepoli Hegel e Hölderlin. Era un bravo dicitore, conosceva la letteratura germanica, ed amava la storia della filosofia. Per queste sue qualità insegnò a Jena, Würzburg, Monaco e Berlino dal 1841 al 1847. I suoi scritti più importanti sono: Sulla possibilità di una forma della filosofia in generale (1795), Idee per una filosofia della natura (1797), Primo abbozzo di un sistema di filosofia della natura (1799), Sistema dell'idealismo trascendentale (1800), Ricerche filosofiche sull'essenza della libertà umana (1809), Filosofia della mitologia (1842), Filosofia della rivelazione (1854). 
Esordì giovanissimo come seguace entusiastico e fedele commentatore del pensiero di Fichte, affermò la propria originalità considerando il pensiero del maestro come determinazione di ogni condizionamento del proprio io. E parlò di fermenti romantici di una vitalità autonoma e prorompente.
Diceva: "Esistono due dimensioni dell'intelligenza, una è consapevole, l'altra è inconscia. Il lo studioso possiede una intelligenza molto spiccata, facile ai libri, agli scritti, mentre chi vive in natura e coltiva la terra, non può accedere a quelle conoscenze che educano il pensiero intellettivo dell'uomo, ma sarò dotato di uno spirito di osservazione pratica che l’intellettuale non ha. In entrambi i casi, la maturazione mentale è identica, anche se i due procedono per strade diverse."
Precisava:"La natura non lo sa, ma è intelligente". 
La natura offre tanti esempi di intelligenza inconsapevole - spiegava - forse derivante da una casuale attività creatrice. La materia si è formata con la creazione del mondo, e si è evoluta, sino al massimo stadio, quando ha perfezionato la ragione umana. "Non può esserci nulla di più grande della mente dell'uomo." 
Natura e spirito sono due momenti dell'attività umana, la creazione artistica è la massima espressione. L'arte si, non la scienza. La scienza ha un suo schema, e non permette all'uomo di amplificarla con la propria creatività. Per questo l'Arte è in grado di riprodurre Dio graficamente, con dipinti o statue. 
Verso la fine della sua esistenza Schelling mostrò i segni di un interesse crescente per il problema religioso. La "finitudine" e l'imperfezione del reale non gli paiono riscattabili con l'espediente dell'ottimistica dissoluzione del molteplice nell'infinità dell'Assoluto. Messo alle strette dalla critica di Hegel, egli vuole dimostrare che la sua unità indifferenziata include concretezza e articolazione e garantisce l'autonomia e la libertà dell'individuo. L'ultima fase del suo pensiero muove da una critica serrata dell'identificazione hegeliana del reale col razionale. "L'arte - annuncia - è la rivelazione filosofica in oggetti. La materia che ci circonda è vita che dorme". Su questo tema ritornò alle definizioni di arte, nella quale inserì altri concetti come coscienza, meditazione, riflessione. Tracciò uno schema dell'inconscio, sostenendo che l'inconscio è l'unico sentimento in cui l'uomo si trova completamente libero, al punto che un pittore, dipingendo, esprime la propria capacità nella "poesia" dell'arte. 

ARTEPRONTA è una realizzazione di Peppino Caré

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